Tempo libero

Tempo libero

L’idea di un intervento organizzato della sfera del tempo libero individuale attrasse il regime sin dai primi anni, questo infatti era ritenuto fondamentale nel rafforzamento dello stato totalitario. A tale scopo fu creata nel 1925 l’Opera nazionale dopolavoro con la quale lo stato voleva sostituirsi alle organizzazioni che erano state create in precedenza dal movimento operaio, come le case del popolo e le società di mutuo soccorso. L’Opera nazionale dopolavoro lavorò nell’organizzazione di gite collettive, escursioni, attività sportive, spettacoli teatrali e musicali. La generale organizzazione del tempo libero coinvolse anche le generazioni più giovani controllate dall’Opera nazionale balilla e dai Fasci giovanili di combattimento. Queste due organizzazioni si fusero nel 1937 nella Gioventù italiana del Littorio (Gil) che aveva lo scopo principale di organizzare attività sportive, culturali e ricreative per i giovani. Tra le iniziative importanti portate avanti dall’Opera nazionale balilla prima e dalla Gioventù italiana del Littorio vi erano le colonie estive marine e montane.

colonia marinaTempo libero turismo
Nel 1933 fu iniziata a Forlì la costruzione di una grande struttura sportiva e ricreativa denominata Casa del Balilla ed oggi identificata più semplicemente come ex Gil. La Casa del Balilla avrebbe dovuto costituire il primo passo per l’edificazione di un grande luogo per il tempo libero e l’indottrinamento delle nuove generazioni, costituito anche da piscina, palestra, un campo sportivo e un cinema. In un unico luogo si tentava insomma di concentrare i giovani della città per varie attività di svago. Il progetto originario avrebbe dovuto occupare un’area di 29.000 metri quadrati con il fronte principale sul viale Mussolini quello che era il centro, simbolico ma non solo, di tutti i lavori pubblici messi in atto in quegli anni. Il nome dei Mussolini veniva richiamato dalla dedica della struttura al fratello Arnaldo un po’ come si era fatto dedicando case per lavoratori al padre del Duce, che era stato fabbro, o alla madre Rosa Maltoni, cui venivano dedicate numerose scuole elementari essendo stata maestra.
La stampa locale diede grande risalto all’opera che in effetti era di dimensioni considerevoli. Ovviamente la descrizione fatta dalla stampa era esaltata dai principi ideologici del regime, non si può però certo nascondere come alcuni aspetti, come le forme e la colorazione della struttura, così diverse dal resto delle grandi opere fasciste forlivesi, dovessero costituire uno spettacolo notevole per l’osservatore cittadino. Il “Popolo di Romagna” ne parlava così:
La casa del Balilla di Forlì, dedicata alla memoria di Arnaldo e che sorge nel viale Benito Mussolini ha con la colorazione dei muri esterni accentuato in questi giorni il suo aspetto caratteristico che la rende oggetto di curiosità e ammirazione.
Una massa enorme ci si presenta allo sguardo: una massa ancora ingombra di armature complesse, ma che lasciano agevolmente intravvedere l’agilità, l’arditezza e la vastità della genialissima costruzione.

Tempo libero

Anche il giornale fascista “Il Rubicone” celebrava in grande stile la decisione di costruire il nuovo complesso:

La nuova Casa del Balilla costituisce per la città di Forlì una importante realizzazione nel campo dell’architettura moderna e il primo esperimento di un forte ed espressivo esempio di stile fascista.

Leggi tutto l’articolo qui.
Eppure anche in questo caso alla fortissima propaganda del regime, che sugli organi di stampa parlava di un’opera di rara grandezza, compiuta con un’efficienza senza pari, si contrapponeva una realtà fatta di problemi anche pratici per la realizzazione della struttura. Il finanziamento di opere di questo genere era infatti meno semplice di quanto si possa pensare. Il denaro necessario al completamento dell’opera non veniva infatti direttamente dagli organi statali o del partito ma arrivava spesso indirettamente attraverso mutui fatti da istituti di credito o assicurativi. Proprio nel completamento della Casa del Balilla intervenne l’Istituto nazionale delle assicurazioni non senza difficoltà da parte dell’ente erogatore, difficoltà risolte con l’intervento politico della stessa Segreteria particolare del Duce. In una corrispondenza tra l’Opera Balilla di Forlì e la segreteria del Duce si leggeva:
La Direzione Generale dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni ha risposto che il mutuo non può essere concesso altro che a condizioni normali di tasso, peraltro data l’alta finalità dell’operazione ha promesso un contributo per alleviare in parte l’Istituzione della forte perdita di interessi. Senonché l’Opera Balilla ha necessità di realizzare totalmente il contributo della Amministrazione Provinciale per completare degnamente l’edificio progettato e non potendo diversamente risolvere la pratica si permette di invocare l’intervento del Duce presso la Direzione Generale dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, onde ottenere che il Concorso da detto Ente promesso sia tale da coprire interamente l’onere degli interessi.
A dire il vero gli stessi problemi finanziari della Onb forlivese avevano spinto tra le altre cose a chiedere a Mussolini di intercedere per la costruzione della nuova sede. In un promemoria dato a Mussolini nel 1932 dall’Onb forlivese si legge infatti così:
L’O.N.B. ha sede attualmente in un palazzo posto fuori mano, così che gli iscritti non frequentano i locali. D’altra parte sul palazzo gravano ancora passività a cui non si sa come porre rimedio. (…) Il Comitato Provinciale dell’O.N.B. potrebbe allora fare sorgere una nuova sede rispondente a tutte le esigenze.

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L’idea di un intervento organizzato della sfera del tempo libero individuale attrasse il regime sin dai primi anni, questo infatti era ritenuto fondamentale nel rafforzamento dello stato totalitario. A tale scopo fu creata nel 1925 l’Opera nazionale dopolavoro con la quale lo stato voleva sostituirsi alle organizzazioni che erano state create in precedenza dal movimento operaio, come le case del popolo e le società di mutuo soccorso. L’Opera nazionale dopolavoro lavorò nell’organizzazione di gite collettive, escursioni, attività sportive, spettacoli teatrali e musicali. La generale organizzazione del tempo libero coinvolse anche le generazioni più giovani controllate dall’Opera nazionale balilla e dai Fasci giovanili di combattimento. Queste due organizzazioni si fusero nel 1937 nella Gioventù italiana del Littorio (Gil) che aveva lo scopo principale di organizzare attività sportive, culturali e ricreative per i giovani. Tra le iniziative importanti portate avanti dall’Opera nazionale balilla prima e dalla Gioventù italiana del Littorio vi erano le colonie estive marine e montane.

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Nel 1933 fu iniziata a Forlì la costruzione di una grande struttura sportiva e ricreativa denominata Casa del Balilla ed oggi identificata più semplicemente come ex Gil. La Casa del Balilla avrebbe dovuto costituire il primo passo per l’edificazione di un grande luogo per il tempo libero e l’indottrinamento delle nuove generazioni, costituito anche da piscina, palestra, un campo sportivo e un cinema. In un unico luogo si tentava insomma di concentrare i giovani della città per varie attività di svago. Il progetto originario avrebbe dovuto occupare un’area di 29.000 metri quadrati con il fronte principale sul viale Mussolini quello che era il centro, simbolico ma non solo, di tutti i lavori pubblici messi in atto in quegli anni. Il nome dei Mussolini veniva richiamato dalla dedica della struttura al fratello Arnaldo un po’ come si era fatto dedicando case per lavoratori al padre del Duce, che era stato fabbro, o alla madre Rosa Maltoni, cui venivano dedicate numerose scuole elementari essendo stata maestra.
La stampa locale diede grande risalto all’opera che in effetti era di dimensioni considerevoli. Ovviamente la descrizione fatta dalla stampa era esaltata dai principi ideologici del regime, non si può però certo nascondere come alcuni aspetti, come le forme e la colorazione della struttura, così diverse dal resto delle grandi opere fasciste forlivesi, dovessero costituire uno spettacolo notevole per l’osservatore cittadino. Il “Popolo di Romagna” ne parlava così:
La casa del Balilla di Forlì, dedicata alla memoria di Arnaldo e che sorge nel viale Benito Mussolini ha con la colorazione dei muri esterni accentuato in questi giorni il suo aspetto caratteristico che la rende oggetto di curiosità e ammirazione.
Una massa enorme ci si presenta allo sguardo: una massa ancora ingombra di armature complesse, ma che lasciano agevolmente intravvedere l’agilità, l’arditezza e la vastità della genialissima costruzione.

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Anche il giornale fascista “Il Rubicone” celebrava in grande stile la decisione di costruire il nuovo complesso:

La nuova Casa del Balilla costituisce per la città di Forlì una importante realizzazione nel campo dell’architettura moderna e il primo esperimento di un forte ed espressivo esempio di stile fascista.

Leggi tutto l’articolo qui.
Eppure anche in questo caso alla fortissima propaganda del regime, che sugli organi di stampa parlava di un’opera di rara grandezza, compiuta con un’efficienza senza pari, si contrapponeva una realtà fatta di problemi anche pratici per la realizzazione della struttura. Il finanziamento di opere di questo genere era infatti meno semplice di quanto si possa pensare. Il denaro necessario al completamento dell’opera non veniva infatti direttamente dagli organi statali o del partito ma arrivava spesso indirettamente attraverso mutui fatti da istituti di credito o assicurativi. Proprio nel completamento della Casa del Balilla intervenne l’Istituto nazionale delle assicurazioni non senza difficoltà da parte dell’ente erogatore, difficoltà risolte con l’intervento politico della stessa Segreteria particolare del Duce. In una corrispondenza tra l’Opera Balilla di Forlì e la segreteria del Duce si leggeva:
La Direzione Generale dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni ha risposto che il mutuo non può essere concesso altro che a condizioni normali di tasso, peraltro data l’alta finalità dell’operazione ha promesso un contributo per alleviare in parte l’Istituzione della forte perdita di interessi. Senonché l’Opera Balilla ha necessità di realizzare totalmente il contributo della Amministrazione Provinciale per completare degnamente l’edificio progettato e non potendo diversamente risolvere la pratica si permette di invocare l’intervento del Duce presso la Direzione Generale dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, onde ottenere che il Concorso da detto Ente promesso sia tale da coprire interamente l’onere degli interessi.
A dire il vero gli stessi problemi finanziari della Onb forlivese avevano spinto tra le altre cose a chiedere a Mussolini di intercedere per la costruzione della nuova sede. In un promemoria dato a Mussolini nel 1932 dall’Onb forlivese si legge infatti così:
L’O.N.B. ha sede attualmente in un palazzo posto fuori mano, così che gli iscritti non frequentano i locali. D’altra parte sul palazzo gravano ancora passività a cui non si sa come porre rimedio. (…) Il Comitato Provinciale dell’O.N.B. potrebbe allora fare sorgere una nuova sede rispondente a tutte le esigenze.

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