Sport e fascismo a Forlì

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Sport e fascismo a Forlì

atleta col bracciale

Nelle seconda metà dell’Ottocento a Forlì lo sport cominciò ad avere una diffusione popolare con la nascita delle prime società sportive. Il gioco di squadra più praticato e seguito, almeno fino agli anni Trenta, quando fu soppiantato dal calcio come lo conosciamo oggi, era quello della Palla al bracciale o del Pallone. Di origine rinascimentale, il “Gioco del pallone” a Forlì aveva grande seguito, e nel 1824 fu edificato un apposito sferisterio dove praticarlo presso la porta Cotogni. La statua che venne posta a Roma nel Foro Mussolini, oggi Italico, a rappresentare la provincia di Forlì raffigura, non a caso, un atleta col bracciale.

Gioco del pallone048Si trattava di una specie di tennis, nel quale le due squadre si lanciavano la palla da una parte all’altra del campo diviso a metà colpendola con un bracciale di legno, calzato sull’avambraccio. Dopo diversi tentativi di costituire una solida società sportiva cittadina, nel 1898 nacque a Forlì la “Forti e Liberi”, che nel 1901 venne affiliata alla Federazione Ginnastica Italiana. Intanto anche a Forlì si stava diffondendo il ciclismo, che ebbe in città la sua prima società dal 1893, denominata “Veloce Club”. Tra gli altri sport più in voga, la lotta greco-romana e il calcio, la cui prima partita ufficiale si giocò nel 1911.

Dopo l’interruzione causata dalla Prima guerra mondiale, che determinò la requisizione della palestra del Campostrino e la chiamata alle armi di numerosi soci, la “Forti e Liberi” venne ricostituita in varie Sezioni (Ginnastica, Atletica leggera e pesante, Calcio, Pugilato, Ciclismo, Tiro a volo) col nome di Unione sportiva “Forti e Liberi”, e in breve tempo la città vide crescere notevolmente l’adesione allo sport.

Campo sportivoIl fascismo giunto al potere eliminò ogni sgradito riferimento alla “Libertà” rinominando la società Associazione Sportiva “Forlì”. La denominazione “Forti e Liberi” sarà ripresa solo nel 1945.

Nel 1925 venne inaugurato il campo Polisportivo “Morgagni” dedicato al nome di Tullio Morgagni, forlivese, giornalista della “Gazzetta dello Sport”, morto nel cielo di Verona nel 1919 a seguito di un incidente aereo, assieme ad altri 14 passeggeri, compreso il forlivese Luigi Ridolfi.

L’Ente sportivo fascista

L’inquadramento dello sport a Forlì fu formalizzato il 5 maggio 1927 con la costituzione dell’Ente sportivo della Federazione fascista di Forlì, con il compito di “disciplinare tutte le società sportive esistenti nella provincia, inquadrandole secondo il nuovo ordinamento dato dal Segretario generale del Partito. Ogni società sportiva, oltre ad essere iscritta presso l’Ente sportivo, organo tecnico della Federazione fascista, doveva essere affiliata ad almeno una Federazione sportiva la quale, alla sua volta era disciplinata dalla federazione delle federazioni: il Comitato olimpionico nazionale italiano”.

Da allora, tutte le manifestazioni sportive che avevano luogo in provincia dovevano essere approvate e monitorate dall’Ente sportivo provinciale per mezzo di bollo rilasciato dal Coni, per poi avere il visto della Questura. Inoltre, tutti i consigli direttivi delle società sportive furono messi sotto il diretto controllo dell’Ente. Nella prima adunanza, l’Ente stabilì la fusione delle società sportive forlivesi (U. S. Forti e Liberi, G. S. Littorio, la G. S. 82° Legione “Benito Mussolini”) in un unico sodalizio denominato Associazione sportiva forlivese. Il Tiro a segno nazionale forlivese invece, pur aderendo all’Ente, mantenne la sua denominazione. Il successivo passo dell’Ente fu quello di emanare un unico Statuto “di concetto veramente fascista”, di cui le società avrebbero dovuto dotarsi, mantenendo però la libertà di elaborare i propri regolamenti tecnici interni. Nel 1930 il Tiro a segno nazionale fu affidato alla gestione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale col compito di preparare i giovani alle armi, e le società divennero Sezioni rette da un presidente proveniente dalla Milizia e messe sotto il controllo del Ministero della guerra.

Nel 1927 nasceva a Forlì, alle dirette dipendenze del Delegato provinciale del Movimento giovanile fascista, il Gruppo sportivo littorio aperto a tutti gli iscritti alle organizzazioni giovanili fasciste. Lo scopo del Gruppo era quello di “rafforzare il fisico dei giovanissimi attraverso tutte le manifestazioni sportive”; colori sociali del Gruppo erano il bianco e il nero. Gli allenamenti si svolgevano in un apposito campo attrezzato per il calcio, l’atletica e i percorsi di guerra, messo a disposizione dalla caserma “A. Cantoni”.

IX coppa Leggi il PDF

III convegno ginnico001 Leggi il PDF

 III COPPA TERRA DEL DUCE001Leggi il PDF

IX coppa terra del Duce001Leggi il PDF

VII raduno avanguardistiLeggi il PDF

Anno X dell’Era Fascista

Primo campionato nazionale di pugilato, Rimini

Anche per lo sport a Forlì il decimo anno di governo fascista fu l’occasione per tracciare un bilancio. Sul “Popolo di Romagna” del 30 ottobre 1932 si passò in rassegna la situazione dello sport forlivese. 

Nell’articolo, che pubblichiamo, è interessante rilevare come proprio l’atletica, che a Forlì aveva raggiunto risultati discreti nelle competizioni nazionali in epoca pre-fascista, nel 1932 registra un graduale arretramento, così netto da non potersi celare neppure dietro la propaganda nell’anno del successo olimpico di Los Angeles in cui la delegazione italiana aveva conquistato il secondo posto nel medagliere. Dopo l’atletica, l’articolista del PdR passa in rassegna gli altri sport praticati a Forlì. Gli atleti forlivesi del tiro a segno raggiungevano dei buoni risultati, ma “il sano e importante sport delle armi” rimaneva poco praticato dai giovani. Per quanto riguarda il tennis, invece, non mancavano i giocatori, ma i campi erano insufficienti. Al contrario, il calcio, a cui è dedicata gran parte dell’articolo, sembrava godere di ottima salute: è il “gioco che impera!”. Il pugilato a Forlì, si rammaricava l’articolista, era praticamente assente, mal organizzato e poco finanziato, al contrario di Rimini e Cesena. Anche per il nuoto, oltre a portare i bimbi alle colonie marine, si era fatto poco e il commentatore del PdR più che descriverne gli inconsistenti sviluppi dei dieci anni precedenti, ne auspicava le fortune per i dieci successivi. Il ciclismo riscuoteva di maggiore popolarità, dato che Forlì ospitava molte manifestazioni ciclistiche, ma il successo delle due ruote era dovuto più che altro alla tradizionale passione dei giovani forlivesi per la bicicletta che per lo sforzo delle società sportive fasciste. Stesso discorso per lo “sport del motore”: il motociclismo dopo un impetuoso sviluppo e numerosi successi, viveva un “periodo di stasi”. Per quanto riguarda l’escursionismo, l’articolista continuava rammaricandosi che anche in questo caso, dopo una promettente partenza – anche grazie alla nascita del Club Alpino – l’escursionismo in città stava vivendo un arretramento organizzativo, appena bilanciato dalla pratica spontanea di pochi e, per i ragazzi, dai campeggi organizzati dall’Opera balilla. La scherma, dopo alcuni tentativi di aprire una palestra di scherma, rimaneva uno sport poco praticato e male organizzato, se si esclude il fatto che l’anno precedente il campionato regionale si era tenuto proprio a Forlì. La ginnastica viveva la stessa situazione dell’atletica: “Forlì dieci anni prima aveva una fortissima squadra ginnasti, vincitrice di più di un concorso. Ma ritiratisi gli anziani dalla vita attiva per vari anni si era fatto poco o niente”. Qualche sintomo di miglioramento si era notato dopo l’arrivo del campione mondiale Romeo Neri che “ha attualmente sotto la sua cura un buon numero di giovani volenterosi”. In ultimo, il gioco del tamburello, che tanto seguito aveva anche a Forlì, per mancanza di un campo da gioco adatto, in quel periodo non veniva più praticato.

Foto ricordo della squadra di calcio cittadina, U.S. Forti e Liberi, dopo una competizione nello stadio del Polisportivo Tullo Morgagni,.

Se pensiamo che questa impietosa analisi viene dal “Popolo di Romagna”, organo del Partito Nazionale Fascista forlivese, c’è da credere che la situazione dello sport a Forlì, almeno nei primi 10 anni di fascismo, non vivesse il suo miglior periodo. Solo il calcio sembrò assorbire tutte le energie organizzative ed economiche del fascismo forlivese per lo sport.

 PdR 30 ott 1932, A. XI, n. 32 Dieci anni di sportX anni di sport p.2

 

Nasce la pallacanestro 

In questo contesto risulta sorprendente la nascita del basket, all’epoca “Palla al cesto”, a Forlì. Nel maggio del 1927 il Gruppo sportivo littorio organizzò il primo torneo studentesco cittadino che si giocò nel campo in terra battuta dello sferisterio. Era il marzo del 1927 e il Popolo di Romagna annunciava così quello che sarà, nel mese successivo, la prima manifestazione ufficiale forlivese di basket di cui si abbia notizia: “Il Gruppo Sportivo Littorio annuncia il prossimo aprile un torneo di Palla al Cesto che avrà luogo nello Sferisterio di Porta Vittorio Emanuele e sarà riservato a squadre di studenti. Daremo in seguito più ampi dettagli e pubblicheremo il regolamento. Gli studenti che intendano addestrarsi al simpatico esercizio sportivo possono rivolgersi alla Segreteria del gruppo Littorio o al prof. Basini espressamente incaricato di impartire il necessario insegnamento”. Il torneo fu aggiudicato alla squadra A del Liceo Scientifico nella finale giocata contro la Squadra B dello stesso liceo; il terzo posto fu conteso fra Ginnasio ed Istituto tecnico: è stato appannaggio per i primi per 2 a 0, avendo l’Istituto ritirata la propria squadra dal campo per protesta contro un deliberato dell’arbitro, quando si trovava in vantaggio per 6 punti a 5.

Verso la fine del Ventennio

Secondo quanto emerge da alcuni documenti reperiti in Archivio di Stato di Forlì sulla situazione dello sport in città, la situazione però non doveva essere tanto esaltante, se ancora verso la fine del ventennio fascista non mancavano critiche sullo stato dell’organizzazione sportiva. Tra i documenti disponibili, ne abbiamo rinvenuti alcuni del 1938 da cui si evince che, per esempio, la situazione di uno dei fiori all’occhiello dello sport fascista, ossia il campo sportivo Morgagni, era in realtà di totale abbandono: mal custodito, soggetto a furti, con gli impianti sportivi da sistemare e le latrine inutilizzabili. 

Leggi il documento: Campo sportivo Morgagni 1937-38 ASFo Arc. Comunale, b. 364

Fabrizio Monti