Organizzazione del tempo libero dei giovani a Forlì

Cadetti sfilano al campo sportivo 

 Organizzazione del tempo libero dei giovani a Forlì: ONB, GIL, GUF

Cartolina Gil

Gli storici che si sono occupati dell’affermazione del fascismo a Forlì concordano nell’affermare che nella nostra città le camicie nere incontrarono non poche difficoltà ad assumere il controllo della vita pubblica. Le stesse fonti fasciste di qualche anno dopo la marcia su Roma, ammettono tali difficoltà, come confermano passi di una pubblicazione ufficiale quale Opere fasciste del 1927: Un esame obiettivo sull’azione politica del Fascismo nella provincia porta a questa affermazione di una esattezza indiscutibile: che cioè le difficoltà di penetrazione, di affermazione e di consolidamento del partito furono, agli inizi, molteplici, complesse e caratteristiche”. Tali difficoltà venivano imputate principalmente alla resistenza, in particolare nella città di Forlì, del partito repubblicano. Il rapporto proseguiva:

Ci sono voluti quatto attentati al Duce e l’azione tenace, inflessibile, difficilissima dei nuclei fascisti esistenti nelle varie località per far crollare in pieno ogni forma di resistenza e capovolgere definitivamente una situazione assurda e insostenibile. Se a queste difficoltà d’ordine prettamente politico e ambientale, aggiungiamo altre difficoltà consistenti negli antagonismi, da poco tempo superati, fra città e città, fra circondario e circondario, se vi aggiungiamo infine il moltiplicarsi e l’acuirsi di beghe personali fiorite un po’ dappertutto nei primi tempi e non solo nella nostra provincia, possiamo ben renderci conto della inevitabile lentezza degli inizi e della particolare fatica dei primi gerarchi nell’impostazione dell’attività d’un organismo politico provinciale capace di superare la complessità degli ostacoli e delle resistenze e di dare realmente in pugno al partito la vita della Provincia.

In ogni caso, nel 5° annuale della marcia su Roma, le difficoltà erano date come superate in tutta la provincia di Forlì, in cui – leggiamo: “sono particolarmente curati i giovanissimi”. [Opere fasciste nel V annuale della marcia su Roma, a cura della Federazione fascista della provincia di Forlì, Forlì, 1927, pp. 3-4]

La prima organizzazione giovanile fascista a Forlì – l’istituzione dell’ONB

Nel novembre 1922 fu fondata la prima Sezione Avanguardista che, nel 1923, si dotò di un gagliardetto col motto “Crescit eundo”, ovvero cresce a mano a mano che avanza. Intanto la Delegazione provinciale forlivese del Movimento giovanile fascista istituì la Casa del Goliardo nel palazzo che fu dei Conti Guarini in via dei Mille. Nell’aprile 1926 viene fondata l’Opera Nazionale Balilla che anche a Forlì sostituisce la Delegazione del Movimento giovanile fascista, che cessa le sue attività. La Casa del Goliardo diviene nel 1927 la Casa dell’ONB in cui il “fascismo intende accogliere i piccoli italiani per educarli spiritualmente e fisicamente. La Casa dell’ONB di Forlì comprendeva, oltre gli uffici di amministrazione, segreteria e presidenza, adunanze, Comando Balilla e Avanguardisti un corpo di guardia, ampi magazzini di vestiario, bagni, palestra coperta e scoperta, sala di scherma, di biliardo e ricreazione, sala per conferenze, teatro, biblioteche, doposcuola, collezioni storiche, con particolare preferenza agli eventi della Rivoluzione fascista”.

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Nel 1926 le sezioni avanguardiste della provincia vengono inquadrate in una grande Legione. Alla data del 20 settembre 1926, sempre secondo la pubblicazione Opere fasciste del 1927, in provincia di Forlì gli iscritti avanguardisti erano 5.120, i Balilla 4.775. Nel comune di Forlì l’opera inquadrava 1.138 avanguardisti e 824 Balilla, che rappresentavano il 37% dei 5.100 giovani fra gli otto e diciotto anni presenti nel comune. Nel resto della provincia il comune con la percentuale più bassa di iscritti rispetto alla popolazione giovanile era Bagno di Romagna con il 9%, seguito da Modigliana, Premilcuore e Roncofreddo con il 10%. La più alta percentuale di iscritti è registrata a Montecolombo (100%), seguito da Borghi con il 67%, Dovadola e Mondaino con il 59%, Cesena 24%, Forlimpopoli 52% e Predappio 28%.

Cinque anni dopo, l’ONB di Forlì aggiornò la statistica degli iscritti nella provincia di Forlì per l’anno X dell’era fascista appena concluso. La provincia contava 4 Legioni Balilla con una forza complessiva di 12.047 unità, 4 Legioni Avanguardiste (5.243 iscritti), 10.560 Piccole Italiane inquadrate in 16 gruppi e 4 gruppi di Giovani Italiane (1.550). Complessivamente nel 1932 l’ONB provinciale di Forlì contava 29.400 tesserati, e 1.667 Avanguardisti avevano fatto il passaggio ai Fasci giovanili di combattimento. Se si considera solo l’incremento degli iscritti maschi (le ragazze furono ammesse solo nel 1929), dai 13.328 tesserati del 1927 si passò nell’intera provincia di Forlì ai 17.290 del 1932.

La Casa dell’Opera Nazionale Balilla, 1927-1929 (via dei Mille)

Via dei Mille

Il Palazzo Guarini poi Benzi, in via dei Mille, rientrante nell’ambito della politica dell’amministrazione fascista tesa a riutilizzare le vecchie sedi nobiliari per le esigenze dei nuovi istituti, fu restaurato e destinato alla sede del Comitato provinciale dell’ONB. Così riportava, in proposito, il “Popolo di Romagna” del 20 ottobre 1927: 

Una scuola per l’educazione spirituale e culturale, munita di due grandi sale per conferenze, di una sana e ricca biblioteca, di una macchina per proiezioni, di una sala per scrittura e doposcuola […] Una scuola professionale e tecnica, munita di tutti gli attrezzi moderni per le varie lavorazioni, porterà la gioventù alla conoscenza e allo studio degli impianti telegrafici, telefonici e radiofonici; inviterà all’aviazione attraverso la costruzione di cervi volanti e di piccoli apparecchi; avvierà all’artigianato attraverso la graduale e metodica lavorazione del ferro, del disegno e delle pietre. Una grande palestra scoperta, una sala per la scherma, una sala per il tiro, gli apparecchi necessari per l’allenamento al remo e tutti gli attrezzi regolamentari per la ginnastica e l’atletica.

La casa quindi non fu pensata solo come luogo per la ricreazione fisica, ma anche come luogo di apprendimento parascolastico e di avviamento al lavoro, ricalcando gli intenti politici sociali ed educativi a tutto tondo dell’organizzazione fascista destinata ai giovani. Il 28 ottobre 1933 fu inaugurata la nuova palestra femminile, costruita all’interno della corte della Casa dell’ONB. La descrizione della struttura è riportata nel “Popolo di Romagna” del 28 ottobre 1933, con toni di esaltazione: “La nuova palestra è indubbiamente una delle più grandi della regione, in quanto misura m. 29 x 13,50, oltre agli spogliatoi, docce, proservizi; la luce viene attraverso 18 grandiosi finestroni. L’architettura semplice e di stile moderno è opera dell’architetto Valle”.

Cop. il balilla 1 Leggi il PDF

Decimo anno dell’era fascista

Superato il decimo anno dell’era fascista, le riorganizzazioni fasciste locali tracciarono un bilancio allo scopo di lanciare le direttive per gli anni successivi. Nell’opuscolo Direttive per l’anno XI del Comitato provinciale forlivese dell’ONB viene sintetizzato il lavoro di reclutamento dell’Opera e le attività svolte nel 1932: “Nell’anno X l’organizzazione balillistica della provincia – vi si legge – ha marciato bersagliescamente, ha progredito in ogni campo con passo sicuro e deciso, ha conseguito chiare e precise affermazioni.” La provincia di Forlì nel 1932 contava 6.500 Avanguardisti, 12.000 Balilla e 12.000 Giovani e Piccole Italiane. Il 21 aprile, giorno della celebrazione della leva fascista, passarono al PNF 1.700 Avanguardisti. Sempre nel 1932 si svolse il primo concorso rurale di educazione fisica per balilla e piccole italiane delle frazioni di Forlì, e il campeggio “Sandro Mussolini”. Molto interessante l’opuscolo riprodotto nel sito.

ONB Direttiva anno XI001 Leggi il PDF FRONTESPIZIO IX leva fascista001-bw Leggi il PDF

Colonie e campeggi

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Fra le attività di maggior successo dell’ONB e meglio propagandate e documentate, vi sono senz’altro le colonie marine e i campeggi. L’ONB forlivese dal 1924 organizzò annualmente i campeggi per i propri affiliati, il primo presso il Monte Falterona nell’Appennino forlivese, mentre un secondo campeggio fu organizzato a Cesenatico nel 1925 con la presenza di oltre 150 avanguardisti della Provincia.

Leggendo le Direttive per l’anno XI del Comitato provinciale forlivese dell’ONB si sente l’eco dell’ideologia del regime: il messaggio essenziale è che il destino dei ragazzi è di diventare soldati e delle ragazze di essere mogli e madri. Con un funambolico collegamento l’autore dell’articolo cerca di veicolare questo messaggio tramite la promozione delle attività di campeggio, l’aspetto probabilmente più seducente fra le attività dell’ONB:

E quando diciamo campeggi, dal primo svoltosi sul nostro Appennino a quello che portò le sue tende sulle cime dell’Alto Adige italianissimo, ai più recenti e non ultimi che hanno conosciuto la bellezza suggestiva delle vallate romagnole, intendiamo mettere in risalto un’attività importante sotto tutti i punti di vista, che avrà più ampio sviluppo perché è la promessa logica della più dura, quanto nobile vita, che dovranno condurre i futuri soldati d’Italia, se il destino li chiamerà a rendere ancora più splendenti di gloria e di vittoria i fasti della patria rinata. Se qualcuno pensasse che l’appartenenza alle organizzazioni giovanili si potesse risolvere nel possesso della tessera e  con questa star tranquillo sbaglierebbe di gran lunga: la vita delle organizzazioni è addestramento, è affinamento, è preparazione morale, spirituale, fisica e militare, specialmente per i reparti maschili. Con non meno e più efficaci risultati si è lavorato nelle organizzazioni femminili, altrettanto utili quanto indispensabili alla vita del paese. Hanno codeste organizzazioni [femminili] compiti ben definiti e quadri organici sapientemente disposti. Le gare di economia domestica, le prestazioni per le opere assistenziali, le Mostre d’Arte e di lavori donneschi, sono le indicazioni più convincenti del lavoro svolto.

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La colonia fluviale di Forlì

Oltre ai campeggi e alle colonie marine per i Balilla, nel 1931 fu istituita a Forlì, per opera della Delegazione dei Fasci femminili, una colonia fluviale. Nel numero 8 dell’anno 1931 di “Forum Livii” se ne descrivevano le caratteristiche.

La Colonia Fluviale forlivese è stata sistemata nel territorio di Vecchiazzano a circa tre chilometri dal centro della città, sulla sponda destra del fiume Montone a monte dell’unione di questo col Rabbi […] la cura elioterapica, alternata da razionali esercizi di ginnastica respiratoria ed elementare, intermezzata da brevi periodi di lavoro e più di allegra ricreazione, ha ben ritemprato la salute dei bambini accolti in gran numero, che hanno acquisito floridezza e vivacità non prima godute.

La giornata alla colonia era ordinata da precisi orari come riportato dalla rivista “Forum Livii”.

Appena arrivati, alzamento e saluto alla bandiera, preghiera; poi ginnastica respiratoria; alle ore 8 colazione; dalle 9 alle 10, ginnastica e giuochi diversi. Alle 10 cura elioterapica secondo le migliori prestazioni mediche, poi letture, canti ed educazione patriottica. Alle 11,30 pulizia personale, alle 12 pranzo, distribuito a mezzo degli stessi bimbi improvvisati vivandieri per ciascuna squadra. Dalle 13 alle 14 riposo; dalle 14 alle 16 lavori manuali di traforo, in rafia, in cartonaggio, in trucioli, in cucito ed occupazioni intellettuali e ricreative, disegni, recitazioni e canti. Alle 17 merenda; poi pulizia personale, cambio di abiti; infine rapporto dei capi squadra, ed alle 18,30 saluto alla bandiera e ritorno in città. ["Forum Livii " a. 5, n. 8]

I Campi Dux

Dal 1929 l’ONB organizzò i “Campi Dux”. Si trattava di grandi manifestazioni a cui venivano inviati i migliori Avanguardisti reclutati presso tutte le province d’Italia. I campi si tennero a Roma fino al 1942, generamene tra luglio e settembre di ogni anno, presso una grande tendopoli eretta nelle spianate tra i Parioli e la Macchia Madama, a Roma. Qui i giovani inquadrati militarmente davano vita a dei saggi ginnico-militari sotto la guida degli istruttori dell’ONB e poi della GIL. Inoltre avevano la possibilità di visitare Roma e incontrare i gerarchi fascisti, compreso lo stesso Mussolini.

Lettere dal campo DUX001 Leggi il PDF

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4. Casa del Balilla, poi della Gioventù Italiana del Littorio “Arnaldo Mussolini”

Renato Ricci, Ministro delle Corporazioni e fondatore dell’ONB, emanò nel 1928 la “Carta dello Sport” con la quale affidava all’ONB l’educazione fisica giovanile e la gestione di tutto il patrimonio immobiliare per lo sport esistente sul territorio nazionale. Per dotare i giovani fascisti di strutture aggregative specifiche fu prevista la costruzione delle “Case del Balilla” in ogni centro abitato di media grandezza. La Casa del Balilla di Forlì fu costruita fra il 1933 e il 1935 lungo il viale Mussolini, l’attuale viale della Libertà. Il complesso comprendeva tre nuclei principali tra loro collegati: la palestra, il cinema teatro e la piscina.

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Mussolini alla Casa Studio     edera forlì2

 

5. Il Collegio Aeronautico

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La costruzione di un collegio aeronautico rientrava nel complessivo progetto di fare di Forlì un centro aeronautico militare, e prossimo domani, eccellenti ufficiali dell’arma azzurra […] lavorare le coscienze giovanili, meglio di quanto sia possibile fuori, nelle altre scuole, in modo da creare un ambiente, un clima tale da cui, naturalmente, senza sforzo, escano giovani capaci di far onore all’Esercito e alla Nazione, uomini veramente superiori agli altri e costituenti tra gli altri una specie di aristocrazia spirituale, come appunto noi vogliamo sia la categoria degli Ufficiali.fu preceduto dalla realizzazione dell’aeroporto “Luigi Ridolfi”, inaugurato ufficialmente nel 1936. Nel supplemento numero 12 del “Bollettino del Comando Generale della GIL” [1941], dal titolo Collegio aeronautico della GIL “Bruno Mussolini”, si espongono le “Finalità del Collegio aeronautico” di Forlì:

[Il collegio] vuole formare giovani tali che diano sicuro affidamento d’essere in prossimo domani, eccellenti ufficiali dell’arma azzurra […] lavorare le coscienze giovanili, meglio di quanto sia possibile fuori, nelle altre scuole, in modo da creare un ambiente, un clima tale da cui, naturalmente, senza sforzo, escano giovani capaci di far onore all’Esercito e alla Nazione, uomini veramente superiori agli altri e costituenti tra gli altri una specie di aristocrazia spirituale, come appunto noi vogliamo sia la categoria degli Ufficiali

Concepito nel 1934, nel 1938 fu inaugurato dal Duce e nel 1941 fu intitolato a Bruno Mussolini, il suo terzogenito. L’evento è documentato dal numero unico Il Duce fra la sua gente. Cronaca dell’inaugurazione del Collegio Aeronautico a Forlì il 6 ottobre XIX.

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I danni di guerra al Collegio

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Liberazione di Forlì

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Il Collegio nel dopoguerra: la Fiera di Forlì

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6. I GUF forlivesi “Fulcieri Paulucci de Calboli”

Questa breve rassegna sull’organizzazione fascista delle giovani generazioni a Forlì non sarebbe completa se non si tenesse conto dei Gruppi Universitari Fascisti, la cui esperienza a Forlì è caratterizzata, sul finire del ventennio, dalla creazione di una originale esperienza editoriale. Tale esperienza da una parte si è distinta per la valenza nazionale delle pubblicazioni, e dall’altra testimonia l’inizio di un non velato distacco o di aperta critica riformatrice dei giovani iscritti al PNF. E’ questo un argomento ben trattato dagli storici, e in questa sede ci limiteremo a tracciarne una sintesi e proporre una bibliografia specifica.

Nonostante Forlì non fosse ancora sede universitaria, poté comunque costituirsi un GUF in quanto, secondo l’art. 4 dello statuto dell’organizzazione, gli universitari potevano costituirsi in un GUF nel capoluogo in cui avevano la residenza, anche se non sede di Università. Le attività dei GUF, finalizzate ad “inquadrare la gioventù studiosa secondo la dottrina del fascismo”, oltre a quella sportiva e assistenziale, prevedevano anche quella politico-culturale, fra cui l’attività editoriale. Ed è in quest’ultima attività che il GUF di Forlì si distinse attraverso la pubblicazione, fra il 1939 e il 1943 di tre riviste fondate e dirette principalmente da Armando Ravaglioli e Walter Ronchi: “Via Consolare”, “Spettacolo” e “Pattuglia”.

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Le riviste degli universitari forlivesi

PattugliaArmando Ravaglioli nel suo Un crocevia di provincia. Via Consolare, Spettacoli, Pattuglia: i giornali forlivesi per la gioventù dell’ultima stagione del fascismo 1939-1943, ha scritto di questa singolare esperienza forlivese e ci ha riportato al clima culturale e sociale nel quale essa si sviluppò. Le riviste sorte in seno ai GUF forlivesi, scrive Ravaglioli,

Costituirono tre momenti e tre aspetti di uno stesso fenomeno, rappresentato dal bisogno di affermazione di un gruppetto di giovani di provincia, amalgamato non solamente da ragioni di età e da un insieme di circostanze ambientali ma dalla comune ricerca di una identità e di un margine di autonomia dentro l’atmosfera condizionante del regime. A ciò si aggiungeva la ovvia ricerca di una evasione, comunicando con altri giovani, al di là della cerchia di una città culturalmente opaca e di una provincia ancora grezza, serrata dai prevalenti interessi della propria ricca agricoltura […] Si trattava di una iniziativa editoriale completamente o quasi autonoma, vista con un po’ di diffidenza nell’ambiente, portata avanti con le sole forze e capacità di alcuni giovani che vollero così, anche attraverso la collaborazione e confronto con altre realtà italiane, trattare gli interessi culturali allora più seguiti dai giovani, rappresentati principalmente dal teatro e dal cinema. Ma capace in breve tempo di fare di Forlì punto di riferimento culturale nazionale […] Quei giovani erano passati attraverso i fasti e nefasti di un regime che li aveva accolti fin dai primissimi anni di vita. Cori di esaltazione collettiva avevano accompagnato negli anni trenta le realizzazioni del fascismo. I giovani venivano successivamente presi in carico dall’Opera Nazionale Balilla, poi dall’organizzazione dei fasci giovanili e dei Gruppi Universitari Fascisti: tutta una serie di incasellamenti espressi dalla pedagogia della formazione monolitica del cittadino e del fascista. Una serie di giuramenti collettivi e presunti, dai sei ai venti anni, aveva ribadito una catena di condizionamenti automatici, una sorta di riflesso di dipendenza dal regime, identificato con la solidarietà nazionale e con la patria. Lealismo al fascismo significava per quei giovani fedeltà al proprio popolo e accettazione del patto costituzionale alla base della vita comunitaria. A queste condizioni di cose – che apparivano a mente inesperte del tutto ovvie, imprescindibili, destinate all’eternità – si applicava l’avvallo della monarchia, quello dell’esercito e, con marginali riserve, quello della Chiesa. Mugugni, brontolii, barzellette che si ascoltavano qua e là apparivano solamente come espressioni occasionali di malumori o marginali manifestazioni di interessi conservatori offesi […]. Oltre alla scuola secondaria, il cui insegnamento era pienamente allineato con il regime, oltre alla stampa e alla radio totalmente controllate, non esistevano altri effettivi mezzi di informazione, specie in una località di provincia dedita alla concretezza della produzione e degli affari e aliena dalle speculazioni mentali […] Un certo risveglio da quel totale letargo di riflessi avvenne in forma graduale e lenta, del tutto spontanea, man mano che affioravano le più grossolane contraddizioni del regime, che si scoprivano le bugiarde montature della propaganda, che si conquistava un margine di autonomia di giudizio con il progredire di una relativa maturità. Comunque, chissà quanto si sarebbe protratta la dipendenza intellettuale dal regime senza l’urto con la brutalità rivelatrice della guerra! Tutto un sistema di interiori certezze entrò in crisi a seguito della delusione provocata dalla constatazione dell’evidente impreparazione italiana ad un avvenimento che per tanti anni era stato considerato inevitabile ed esaltato.

Le tre riviste acquisirono subito una rilevanza nazionale, in particolare “Spettacolo”, che diventò il “Mensile dei Cine Teatri Radio GUF”, come recitava il sottotitolo. Le riviste ospitarono le collaborazioni di alcuni tra gli intellettuali e gli artisti che divennero poi protagonisti della cultura dell’Italia repubblicana: Giovanni Testori, Raffaele De Grada, Mario De Micheli, Marco Valsecchi, Giorgio Strehler, Italo Calvino e tanti altri, fra cui un giovane Giorgio Napolitano. Fu lo stesso Mussolini, dopo aver letto l’ultimo numero di “Spettacolo” nel luglio 1943, a dare l’ordine di sciogliere la redazione forlivese.

PdR 14 ago 1937, a. XV, n. 33 Guf PdR 8 gen 1938, a XVI, n. 1 Guf

7. I giovani non allineati

Anche se allo stato attuale risulta un campo di ricerca ancora poco esplorato, al di là della propaganda del regime, l’adesione dei giovani forlivesi alle organizzazioni di controllo del tempo libero create dal fascismo fu parziale. L’impalcatura organizzativa e politica del controllo del mondo giovanile non era solida, scricchiolava, e ciò fu provato dai fatti della Seconda Guerra Mondiale. In generale, nel complesso dell’inquadramento giovanile fascista, da una parte il regime non riuscì a trattenere i giovani che si rifacevano alla tradizione cattolica e ai partiti laici liberali, e dall’altra quei giovani che non si rifacevano a nessun movimento ideologico riuscirono a ritagliarsi un discreto margine di autonomia e di indipendenza all’interno delle organizzazioni stesse, come abbiamo appena visto nell’ambito dell’importante esperienza editoriale dei GUF di Forlì.

I giovani cattolici e il fascismo

Scout Forlì, 29 Giugno 1925

Sul finire del 1923, per iniziativa di un gruppo di giovani che frequentavano l’Azione cattolica, nacque a Forlì l’Associazione Scoutistica Cattolica Italiana (ASCI). “E’ un nuovo segno della bontà di un modello educativo proposto dal gen. Baden Powell, che a Forlì è già presente fin dal 1915 col gruppo dei Giovani Esploratori Italiani”, come scriveva una pubblicazione cattolica. Nel 1924 il Reparto ASCI “Forlì 1” si trasferì all’oratorio San Luigi, non lontano quindi da via dei Mille, sede della Casa dell’ONB. “La vita interna dei Reparti si svolge secondo un programma formativo impostato su due direttrici parallele; una, la crescita del carattere dei giovani su basi religiose; l’altra, la conoscenza della natura, la vita all’aperto, la lealtà e lo spirito di iniziativa”. Perciò, attività essenziale dei gruppi scout sono le uscite periodiche, e particolarmente riuscita è quella dell’estate 1924 ad Acquacheta. Il movimento ASCI cresce e suscita l’ostilità del fascismo a livello nazionale. A Forlì si registrarono addirittura episodi di violenza contro i suoi membri.

Come è stato già osservato, nella sezione dedicata allo sport, nel 1923 il governo fascista aveva già soppresso tutte le Società sportive che annoverano giovani d’età superiore ai 16 anni. L’ASCI non rientrava in questa categoria, ma il 9 gennaio 1927 i Decreti istitutivi del Movimento Giovanile Fascista stabilirono lo scioglimento dei Reparti Scout e dei gruppi ASCI presenti nei centri inferiori ai 20.000 abitanti. Il decreto Regio 696 del 9 aprile 1928 soppresse totalmente l’ASCI, in modo da attribuire all’ONB il monopolio di ogni iniziativa in campo giovanile. “Da quel momento, lo Scoutismo cattolico entra in una sorta di clandestinità, attraverso iniziative che ne terranno sempre vivo lo spirito”. [da, Né pochi né timidi. Fatti e protagonisti di una storia che viene da lontano, Cassa rurale ed artigiana di Forlì, 1988]

Fondazione esploratori cattolici a Forlì, Il Momento 1924

L’Azione Cattolica

Gli scout del Riparto ASCI Forlì, nel Maggio 1925, all'inaugurazione del Riparto ASCI Linaro

L’ultimo spazio di autonomia concesso ai giovani cattolici viene eliminato dal regime nel 1931. Il 28 maggio 1931 da Roma giunge l’ordine di Mussolini ai prefetti di eseguire, nel giro di appena 24 ore, la chiusura dei Circoli della Gioventù Cattolica, sequestrandone bandiere, libri e documenti. Il 29 maggio, a Forlì, vengono perquisite e chiuse varie sedi di Circoli, fra cui quello di San Luigi. Il  30 maggio anche la Federazione Diocesana della Gioventù Cattolica, che ha sede all’interno del Vescovado, viene investita dall’ordine di chiusura e sequestro. Così, parte dei giovani forlivesi legati all’Azione cattolica, privati delle proprie strutture organizzative legali, trovarono altre strade per sottrarsi all’inquadramento fascista: “Quando il fascismo, nella pretesa di porsi come unico educatore della gioventù, volle per sé il monopolio dell’attività sportiva al fine di creare una generazione di italiani ben temprati nel fisico in vista dei grandi destini che incombevano sulla patria, ci si rifugiò dentro le mura del teatro sviluppando l’arte drammatica, che diede i suoi frutti brillanti nel giovane allievo del San Luigi e Presidente della Gioventù Cattolica, Diego Fabbri”. [da, Né pochi né timidi. Fatti e protagonisti di una storia che viene da lontano, Cassa rurale ed artigiana di Forlì, 1988] 

Anticonformisti senza partito

Se sufficientemente documentata è l’opposizione dei giovani che si formò attorno al mondo cattolico della città, meno nota risulta una meno strutturata presenza di giovani che non si vollero uniformare alla monopolizzazione fascista. E’ il caso del gruppo di giovanissimi forlivesi riunitosi attorno a Silvio Zavatti, che sarà il primo vicesindaco della Giunta comunale insediata dal Comitato di Liberazione Nazionale forlivese e che poi diverrà noto per il suo impegno di divulgazione scientifica riguardante i territori polari. Uno di questi giovani, Ovidio Gardini, ricorda infatti:

Erano gli anni 1932-1935. Noi avevamo 12 anni, Silvio ne aveva 15 e noi lo guardavamo non come un capoclasse ma come un capo cospiratore, lui sempre sereno e sorridente, con quegli occhi azzurri e i capelli sul biondo, con quel suo carisma di fratello maggiore ispiratore e rassicurante, che ci trasmetteva il suo spirito di avventura, facendoci conoscere esploratori come Romolo Gessi e scrittori come Emilio Salgari, ma che soprattutto ci apriva orizzonti e ideali sconosciuti: la democrazia, la libertà, la fratellanza fra gli uomini e i popoli. E noi, Primo Ghetti, Sergio Servadei e Ascari Raccagni ci sentivamo, nel seguirlo, a scuola e fuori, tanti piccoli novelli carbonari, perché discutevamo, anche sui libri e opuscoli da lui e da altri procurateci, di cose proibite al fascismo, sovversive, come allora si sentiva mormorare. Disertavamo sovente le adunate e le esercitazioni indette dall’Opera Nazionale Balilla, andavamo a casa sua, in campagna, al Lazzaretto (Bussecchio) e qui facevamo le nostre esercitazioni di “esploratori” (con vita in tenda – prove di orientamento – e perfino rudimenti da “marinaio” con una barchetta a Ladino, nel Montone). Ci costituimmo come Gruppo Boy Scout istruiti da Silvio […] si aggregarono poi altri giovani, lavoratori, studenti, che come noi fecero, negli anni 1933-1939, “fronda” e cospirazione antifascista.

 Conclusioni

Allo stato attuale della ricerca storica è prematuro tracciare un bilancio con pretese esaustive su cosa abbia rappresentato l’esperienza del fascismo per i giovani che lo hanno vissuto a Forlì. Si può riaffermare che il fascismo ha senz’altro incontrato il favore di molti giovani italiani e forlivesi, attratti dal suo dichiarato e propagandato giovanilismo, specie in materia di svecchiamento della classe dirigente dell’Italia liberale. Il fascismo – insieme al Futurismo – propose la guerra come svago virile, come esperienza catartica, e incoraggiò giovani uomini a crescere con questo mito. Tramite le organizzazioni locali, il regime fece viaggiare i giovani, li portò in campeggio e nelle colonie. Elementi che, assieme a un sistema assistenzialista basato sulla “benevolenza” del duce e del PNF, diedero l’impressione che l’Italia giovanile fosse realmente chiamata fra i protagonisti della vita civile e fascistizzata. Ciò in parte, e soprattutto in determinati periodi, risponde al vero, soprattutto se si tiene in considerazione la collaborazione con le due istituzioni a cui la società italiana rimaneva molto legata, cioè la corona dei Savoia e la Chiesa cattolica. Queste due ben radicate istituzioni, nonostante qualche tensione, hanno sostanzialmente avallato – in certe fasi – l’operato del regime. Di fronte ai dati e alle testimonianze raccolte si può affermare, però, con le dovute differenziazioni temporali e sociali, che si trattò di un’adesione numericamente lontana dalla pretesa ‘totalità’ vantata dal regime. Allo stesso tempo le quantità numeriche non sono in grado di sciogliere i dubbi circa la natura delle adesioni né sulla loro autenticità.

Fabrizio Monti