Luoghi della memoria

 Luoghi della memoria

Nel complesso clima ideologico e politico del Primo dopoguerra gli ultimi governi democratici pensarono di celebrare i numerosi soldati morti e dispersi della Grande Guerra, dando vita a dei luoghi in cui potessero svolgersi delle celebrazioni che avrebbero rafforzato il senso di appartenenza alla nazione italiana. Il più importante tra questi luoghi era la tomba del milite ignoto, che dal 4 novembre 1921 fu inserita nell’Altare della Patria, che faceva parte del complesso del Vittoriano a Roma.

Altare_della_patria

Già prima della Marcia su Roma il Fascismo fece suo il culto dei soldati scomparsi appropriandosi così anche dei luoghi della memoria. Già il 10 novembre 1921 un affollato corteo di fascisti celebrò la conclusione del loro congresso rendendo omaggio alla tomba del Milite Ignoto. I fascisti che avevano appena sancito la trasformazione del loro movimento di massa in partito celebrarono così anche l’inizio del nuovo culto della patria. Dopo la presa del potere da parte del Regime, Mussolini e i suoi collaboratori lavorarono per migliorare ancor di più il culto dei caduti della guerra, aggiungendo nel ricordo anche i morti della cosidetta “Rivoluzione fascista”. Fu proprio negli anni del regime che furono realizzati da un lato i grandi sacrari militari sul Grappa, sul Pasubio, ad Asiago e a Redipuglia, e dall’altro molti imponenti monumenti nelle varie città italiane.
Il monumento ai caduti di piazzale della Vittoria a Forlì rappresentava perfettamente questo doppio aspetto: da un lato l’idea di ricordare i morti della Grande guerra, dall’altro quello di celebrare il potere fascista appropriandosi del ricordo per le vittime di quel conflitto. L’anno scelto per l’inaugurazione non era infatti casuale, il 1932, e cioè il decennale della Marcia su Roma. Un anniversario che il regime aveva festeggiato a Forlì dando particolare rilievo alle opere pubbliche con l’obiettivo di conquistare un consenso che, proprio nella terra del Duce, era mancato soprattutto nei primi anni di dittatura.

monumento caduti

Anche il luogo scelto era tutt’altro che casuale, il monumento era il perno del nuovo Viale Mussolini sul quale era stata impostata tutta la nuova politica urbanistica cittadina. Il monumento veniva esplicitamente dedicato, oltre che ai caduti della guerra, anche ai “martiri della rivoluzione fascista”, così come si può sentire chiaramente nelle parole di Mussolini all’inaugurazione.
(Vedi il filmato dell’inaugurazione del Monumento ai caduti)

La realizzazione del monumento non fu in realtà senza problemi, la sua particolare posizione alla fine del nuovo viale Mussolini era infatti motivo di preoccupazione per molti cittadini forlivesi che vedevano in questo un’interruzione del rettilineo costituito dal corso Vittorio Emanuele e dalla via Emilia a discapito della visuale e del transito delle automobili.

La stessa commissione edilizia del comune, nel novembre del 1931, si espresse in maniera chiara per un cambiamento di ubicazione del monumento ai caduti. Da un documento conservato all’Archivio centrale dello Stato si possono leggerne alcuni stralci:
Sembra errato il criterio che il monumento, per essere in completa evidenza debba essere posto su di una via di grande traffico; sembra invece che un monumento, ed un monumento ai Caduti soprattutto, esiga un ambiente diverso da quello offerto dal Piazzale Casalini, cioè più raccolto, ed esiga inoltre una cornice sulla quale l’occhio riposi, senza essere distratto dall’oggetto che deve essere posto nella più grande evidenza. (…) Per tutte le ragioni esposte, la commissione esprime il parere che l’unica località adatta per erigere il monumento ai Caduti, sia il giardino pubblico e precisamente il poggiolo terminale, convenientemente sistemato per ricevere la colonna votiva.”

IMG_6249IMG_6252IMG_6254IMG_6256IMG_6258
Nonostante altre lettere inviate personalmente al Duce esprimessero il dissenso di privati cittadini forlivesi per l’ubicazione del monumento, e anche una nota di Rachele Mussolini diceva la stessa cosa, il prefetto forlivese espresse al segretario personale di Mussolini un pensiero sostanzialmente diverso. Il prefetto cercò insomma di nascondere persino questi piccoli segni di dissenso.
Le comunico perché possa informarne S. E. il Capo del Governo, che il Monumento alla Vittoria ed ai Caduti, opera dell’Accademico Bazzani, verrà elevato al piazzale Casalini e precisamente al punto di incontro dell’asse del Viale Mussolini con quello del Corso Vittorio Emanuele (Via Emilia). (…) Contro la erezione del Monumento nel punto indicato non sorse mai in Forlì una seria opposizione, avendo la scelta della località, incontrato il plauso incondizionato delle organizzazioni combattentistiche, della Federazione Fascista e della stragrande maggioranza della popolazione.

IMG_6242IMG_6244IMG_6247
Dopo la Seconda guerra mondiale il Monumento ha continuato ad essere uno dei luoghi principali per la commemorazione delle vittime delle guerre, con l’aggiunta anche dei simboli dell’ultimo conflitto e della Resistenza. Si è verificato così anche a Forlì quello che è capitato nel resto d’Italia con i monumenti ai caduti che hanno perso tutti i valori fascisti e militaristi per diventare invece simboli della pace e dell’antifascismo.