La piazza

La piazza ha rappresentato sempre sin dall’antichità un ruolo fondamentale nel tessuto urbano. Luogo di scambi commerciali e di riti religiosi e sociali ha avuto anche una grande importanza politica come centro della rappresentanza cittadina. Vista la sua importanza il regime non esitò ad appropriarsi di questo spazio per consolidare il proprio potere attraverso adunate su grande scala che divennero uno degli strumenti principali per la propaganda di massa. I festeggiamenti per l’anniversario della Marcia su Roma divennero il momento culmine di questi eventi fortemente evocativi.

Le moderne tecnologie, come la fotografia, il cinema, l’amplificazione sonora, la radio, contribuirono a trasformare questi rituali di massa e a diffonderli in tutta Italia e non solo a Roma dove erano nati ed erano stati perfezionati. Lo spettacolo della propaganda crebbe di dimensioni e questi eventi diventarono l’occasione per mostrare alla popolazione le maggiori conquiste conseguite durante l’anno in vari contesti. Fu così che dagli anni trenta l’adunata in piazza non fu più vincolata a un dato momento e quindi non più un evento straordinario ma al contrario qualcosa di usuale che si svolgeva più volte nel corso dell’anno.

Piazza Saffi divenne così a Forlì il luogo delle grandi celebrazioni del fascismo, quello dove si svolgevano le grandi adunate e dove in genere Mussolini incontrò la popolazione forlivese nelle sue non poche visite. Con i lavori di sistemazione della piazza e la costruzione del palazzo delle poste il regime lasciava un segno importante nel luogo simbolo della città, un segno ancora oggi ben visibile.

(Leggi “La nuova sistemazione della piazza Aurelio Saffi” da “Il Rubicone”) Piazza Saffi

Piazza Saffi fu però anche il luogo nel quale i forlivesi ascoltarono il drammatico annuncio dell’entrata in guerra. Così ci viene descritto da Antonio Mambelli nel suo famoso “Diario degli avvenimenti in Forlì e in Romagna”.

10 giugno 1940. Alle 17 siamo convenuti in piazza Saffi per ascoltare il discorso di Mussolini, preannunziato da volantini lanciati giorni fa da un aereo e di cui si faceva un gran parlare. L’adunata dei fascisti e della popolazione è avvenuta al suono delle campane, all’urlo delle sirene, in una teatralità medievale per cui era in tutti i volti manifesta una ansia comprensibile, negli animi il presentimento di una decisione ben grave. Il capo del Governo con la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia moribonda ha dato l’impressione di un salto nel buio, sollevato nei cuori una profonda amarezza. Le sue parole sono state accolte dai pochi, stentati applausi di alcuni ragazzi, allineati sotto le finestre della prefettura, senza di ciò il silenzio sarebbe stato glaciale.” (Da Antonio Mambelli, Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945)