I luoghi del potere

Il potere fascista si esprimeva anche attraverso i luoghi nei quali questo veniva amministrato. Edifici come le questure, le prefetture vennero nel paese spesso modificati o ricostruiti dal regime per dare il segno dell’importanza del loro potere. A questi si univano edifici simbolici come le case del fascio, che non erano soltanto le sedi locali del Partito nazionale fascista ma divennero con il tempo i luoghi della custodia e della venerazione dei simboli del partito (le camicie nere, i distintivi, i gagliardetti, il fascio littorio) e delle celebrazioni del cerimoniale fascista. Dagli anni trenta le case del fascio furono dotate di una torre littoria munita di campane che avrebbero dovuto suonare in occasione dei principali eventi del regime. Quest’ultimo elemento serviva a mettere in rapporto la ritualità fascista con quella cattolica, sottolineandone così una certa sacralità. Luoghi meno simbolici ma comunque importanti per il regime erano le prefetture e le questure nei quali si esprimeva il potere di controllo del fascismo sullo stato. Le prefetture in particolare rappresentarono il graduale processo di accentramento del potere da parte del fascismo, una delle prime cose fatte nei primi anni di regime fu infatti quella di sostituire o trasferire i prefetti che appartenevano alla generazione liberale, mettendo nel ruolo chiave di rappresentante dello stato a livello locale uomini di fiducia. Un ruolo simile avevano le questure, sedi della polizia locale, alle quali facevano però riferimento anche gli agenti e gli informatori della temibile polizia politica Ovra che aveva il compito di vigilare e combattere la diffusione delle idee antifasciste nel paese.

uffici statali

Anche la costruzione degli uffici statali a Forlì fu utilizzata dalla stampa di regime per celebrare il rafforzamento del potere fascista nella città. Due furono gli interventi in tal senso, la costruzione di nuovi uffici realizzati secondo gli schemi stilistici dell’epoca e l’inaugurazione del nuovo palazzo del governo, ancora oggi sede della Prefettura, che corrispondeva in realtà al riadattamento di un palazzo nobiliare secentesco nel pieno centro della città. In entrambi i casi la stampa locale celebrò nel migliore dei modi i due avvenimenti.

governoLuoghi del potere 11

E’ proprio nella costruzione del palazzo degli uffici statali che si vede l’interesse dell’amministrazione locale nel cercare di favorire l’occupazione locale e il lavoro delle ditte forlivesi. In una nota del prefetto, datata 21 novembre 1934, al genio civile di Forlì si dichiarava la necessità di assumere più operai per i lavori in corso, non tanto perché ve ne fosse bisogno, ma per dare lavoro in un periodo di gravi difficoltà.

Nel Cantiere del Comm. Benini, ove si costruisce il Palazzo degli uffici Statali sono occupati pochissimo operai, quasi nessuno, mentre in questi mesi invernali sarebbe necessario occuparne di più in considerazione della situazione economica in cui si trovano le categorie braccianti.” La risposta da parte dell’ingegnere capo del progetto fu negativa ma le intromissioni nel lavoro da parte del prefetto non finirono lì. Nel novembre del 1936 le sue pressioni arrivarono fino all’avvocato Sebastiani segretario particolare di Mussolini stavolta per favorire l’accaparramento di una fornitura alle ditte locali.

L’Ufficio del Genio Civile di Forlì dovrà quanto prima provvedere alla fornitura degli infissi, sia di ferro che di legno, per il nuovo palazzo degli uffici statali di questo capoluogo. Ti sarei grato se volessi interessare il Ministero dei Lavori Pubblici perché la commessa di costruzione di detti infissi sia affidata alle industrie locali, tenuto conto dello stato di disagio in cui esse si trovano per mancanza di lavoro, e della necessità di evitare licenziamenti di personale.” La risposta in questo caso fu positiva tanto che la fornitura degli infissi fu scorporata dal complesso delle opere murarie e bandita una nuova gara di appalto. 

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Il potere fascista si esprimeva anche attraverso i luoghi nei quali questo veniva amministrato. Edifici come le questure, le prefetture vennero nel paese spesso modificati o ricostruiti dal regime per dare il segno dell’importanza del loro potere. A questi si univano edifici simbolici come le case del fascio, che non erano soltanto le sedi locali del Partito nazionale fascista ma divennero con il tempo i luoghi della custodia e della venerazione dei simboli del partito (le camicie nere, i distintivi, i gagliardetti, il fascio littorio) e delle celebrazioni del cerimoniale fascista. Dagli anni trenta le case del fascio furono dotate di una torre littoria munita di campane che avrebbero dovuto suonare in occasione dei principali eventi del regime. Quest’ultimo elemento serviva a mettere in rapporto la ritualità fascista con quella cattolica, sottolineandone così una certa sacralità. Luoghi meno simbolici ma comunque importanti per il regime erano le prefetture e le questure nei quali si esprimeva il potere di controllo del fascismo sullo stato. Le prefetture in particolare rappresentarono il graduale processo di accentramento del potere da parte del fascismo, una delle prime cose fatte nei primi anni di regime fu infatti quella di sostituire o trasferire i prefetti che appartenevano alla generazione liberale, mettendo nel ruolo chiave di rappresentante dello stato a livello locale uomini di fiducia. Un ruolo simile avevano le questure, sedi della polizia locale, alle quali facevano però riferimento anche gli agenti e gli informatori della temibile polizia politica Ovra che aveva il compito di vigilare e combattere la diffusione delle idee antifasciste nel paese.

uffici statali

Anche la costruzione degli uffici statali a Forlì fu utilizzata dalla stampa di regime per celebrare il rafforzamento del potere fascista nella città. Due furono gli interventi in tal senso, la costruzione di nuovi uffici realizzati secondo gli schemi stilistici dell’epoca e l’inaugurazione del nuovo palazzo del governo, ancora oggi sede della Prefettura, che corrispondeva in realtà al riadattamento di un palazzo nobiliare secentesco nel pieno centro della città. In entrambi i casi la stampa locale celebrò nel migliore dei modi i due avvenimenti.

governoLuoghi del potere 11

E’ proprio nella costruzione del palazzo degli uffici statali che si vede l’interesse dell’amministrazione locale nel cercare di favorire l’occupazione locale e il lavoro delle ditte forlivesi. In una nota del prefetto, datata 21 novembre 1934, al genio civile di Forlì si dichiarava la necessità di assumere più operai per i lavori in corso, non tanto perché ve ne fosse bisogno, ma per dare lavoro in un periodo di gravi difficoltà.

Nel Cantiere del Comm. Benini, ove si costruisce il Palazzo degli uffici Statali sono occupati pochissimo operai, quasi nessuno, mentre in questi mesi invernali sarebbe necessario occuparne di più in considerazione della situazione economica in cui si trovano le categorie braccianti.” La risposta da parte dell’ingegnere capo del progetto fu negativa ma le intromissioni nel lavoro da parte del prefetto non finirono lì. Nel novembre del 1936 le sue pressioni arrivarono fino all’avvocato Sebastiani segretario particolare di Mussolini stavolta per favorire l’accaparramento di una fornitura alle ditte locali.

L’Ufficio del Genio Civile di Forlì dovrà quanto prima provvedere alla fornitura degli infissi, sia di ferro che di legno, per il nuovo palazzo degli uffici statali di questo capoluogo. Ti sarei grato se volessi interessare il Ministero dei Lavori Pubblici perché la commessa di costruzione di detti infissi sia affidata alle industrie locali, tenuto conto dello stato di disagio in cui esse si trovano per mancanza di lavoro, e della necessità di evitare licenziamenti di personale.” La risposta in questo caso fu positiva tanto che la fornitura degli infissi fu scorporata dal complesso delle opere murarie e bandita una nuova gara di appalto. 

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