Assistenza e Previdenza

In tema di politiche sociali il regime fascista raggiunse dei risultati molto importanti parallelamente a quello che stavano facendo negli stessi anni paesi industrialmente più avanzati e politicamente democratici come Francia e Inghilterra, ed anticipando degli interventi che sarebbero stati sviluppati più pienamente dopo la guerra con il Welfare state. Occorre però precisare come in un regime democratico di Welfare state le politiche per la previdenza sociale, l’assistenza e la tutela sanitaria sono soprattutto il risultato di un processo che porta al riconoscimento da parte dello stato di questi diritti a tutti i cittadini. Nel regime fascista, così come in altri regimi totalitari, questi interventi avevano principalmente la finalità di controllare, e ricondurre al controllo statale, quelle forme di difesa dei propri diritti portati avanti prima della Marcia su Roma dal movimento operaio. Per fare ciò lo stato fascista intervenne con la creazione di una struttura di istituti in gran parte confluiti dopo la guerra nell’amministrazione dello stato repubblicano. Tra questi occorre certamente ricordare l’Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale (Infps) nato nel 1933, che diventò il principale ente erogatore di pensioni e di interventi in favore delle disabilità create da infortuni sul lavoro.

Un evento assistenziale che dava perfettamente l’idea di quanto fosse importante la dimensione del consenso era la cosidetta Befana fascista. Questa consisteva in una raccolta di doni, fatta da varie categorie professionali per le famiglie più povere. Il regime celebrava queste occasioni con una certa solennità invitando a partecipare le maggiori autorità dello stato e del partito. Il 6 gennaio 1938 fu Rachele Mussolini, moglie del Duce, a presenziare alla consegna dei pacchi per i bambini.

Assistenza

Altro elemento fondamentale del consenso era quello legato alla previdenza sociale che si esprimeva soprattutto nell’erogazione delle pensioni di anzianità. Nel 1935 sul “Popolo di Romagna” si elencavano i nuovi pensionati della provincia di Forlì così come fossero dei vincitori di gare sportive.

Sanità 11Sanità 13Sanità 12Sanità 14

Altro aspetto molto importante per il fascismo era quello dell’assistenza ai soldati mutilati durante la Grande guerra. Fu infatti dato grande risalto nella stampa alla costruzione alla nuova Casa del mutilato dedicata a Fulcieri Paulucci di Calboli chiamato il “santo dei mutilati”.

mutilati

Il “Rubicone” ne celebrava così l’inaugurazione e l’intitolazione.

“Il Partito ha inteso commemorare e glorificare il Santo dei Mutilati nella sua terra, nel monumento che certo è più vicino al suo spirito: la casa dei segnati, come Lui, dal ferro e dal fuoco, oggi legati nella fraternità dell’assistenza e del lavoro.”

Leggi qui tutto l’articolo

-->

In tema di politiche sociali il regime fascista raggiunse dei risultati molto importanti parallelamente a quello che stavano facendo negli stessi anni paesi industrialmente più avanzati e politicamente democratici come Francia e Inghilterra, ed anticipando degli interventi che sarebbero stati sviluppati più pienamente dopo la guerra con il Welfare state. Occorre però precisare come in un regime democratico di Welfare state le politiche per la previdenza sociale, l’assistenza e la tutela sanitaria sono soprattutto il risultato di un processo che porta al riconoscimento da parte dello stato di questi diritti a tutti i cittadini. Nel regime fascista, così come in altri regimi totalitari, questi interventi avevano principalmente la finalità di controllare, e ricondurre al controllo statale, quelle forme di difesa dei propri diritti portati avanti prima della Marcia su Roma dal movimento operaio. Per fare ciò lo stato fascista intervenne con la creazione di una struttura di istituti in gran parte confluiti dopo la guerra nell’amministrazione dello stato repubblicano. Tra questi occorre certamente ricordare l’Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale (Infps) nato nel 1933, che diventò il principale ente erogatore di pensioni e di interventi in favore delle disabilità create da infortuni sul lavoro.

Un evento assistenziale che dava perfettamente l’idea di quanto fosse importante la dimensione del consenso era la cosidetta Befana fascista. Questa consisteva in una raccolta di doni, fatta da varie categorie professionali per le famiglie più povere. Il regime celebrava queste occasioni con una certa solennità invitando a partecipare le maggiori autorità dello stato e del partito. Il 6 gennaio 1938 fu Rachele Mussolini, moglie del Duce, a presenziare alla consegna dei pacchi per i bambini.

Assistenza

Altro elemento fondamentale del consenso era quello legato alla previdenza sociale che si esprimeva soprattutto nell’erogazione delle pensioni di anzianità. Nel 1935 sul “Popolo di Romagna” si elencavano i nuovi pensionati della provincia di Forlì così come fossero dei vincitori di gare sportive.

Sanità 11Sanità 13Sanità 12Sanità 14

Altro aspetto molto importante per il fascismo era quello dell’assistenza ai soldati mutilati durante la Grande guerra. Fu infatti dato grande risalto nella stampa alla costruzione alla nuova Casa del mutilato dedicata a Fulcieri Paulucci di Calboli chiamato il “santo dei mutilati”.

mutilati

Il “Rubicone” ne celebrava così l’inaugurazione e l’intitolazione.

“Il Partito ha inteso commemorare e glorificare il Santo dei Mutilati nella sua terra, nel monumento che certo è più vicino al suo spirito: la casa dei segnati, come Lui, dal ferro e dal fuoco, oggi legati nella fraternità dell’assistenza e del lavoro.”

Leggi qui tutto l’articolo